| pensieri, parole, opere e missioni poco serie di maxpizzetto° |
| domenica, giugno 18, 2006 GIRARE Giornata pazza. Con i figli capita sempre. Se si esce, non si sa se si torna, e se si torna, si torna comunque distrutti. Cielo coperto, cappa calda su Roma, che si fà? Ci penso mentre Anna stranamente non si alza dal letto. Dal rumore della TV i bimbi si stanno facendo una pera di cartoni. Da piccolo io seguivo a malapena tre quattro cartoni, loro ne seguiranno in serie una trentina, su 4 o 5 diversi canali satellitari. I titoli non li conosco nemmeno. Magari dovrei fare come certe famiglie in cui la TV è out. Ma come si fà? E' come mettere una suora di clausura in mezzo a Campo dei fiori alle 10 di sera di un sabato di fine maggio. Non si può. Anna dorme o fa finta. Ha le sue cose e come tutte le donne quando hanno le loro cose sono isteriche, stanche etc.. Come dico io il processo è senza soluzione di continuità. Il prima e il dopo sindrome le pone in un costante stato di tensione che aleggia perennemente su tutti noi. Alla fine mi alzo, e per la terza volta in dieci anni preparo la colazione per bimbi e madre. Il caffe lo porto a letto con plumcake del mulino. Dorme ancora. Inizia l'assalto dei bambini e alla fine Anna prende vita alle 9:30, quasi due ore dopo la sua normale sveglia. Che si fa? Propongo andata a Calcata con gruppo. Chiamo alora gli amici e propongo la cosa. Non chiamo altri per evitare l'applicazione del periodico al numero di telefonate. Se ne faccio una al massimo ne ricevo un altra, se ne faccio 2, si arriva al 3 periodico che comporta ben sei telefonate ed inizierebbe il caos completo che impedirebbe di uscire prima delle 5 del pomeriggio. Me la vedo col capofamiglia e alla fine concordiamo per Tivoli con gita a Villa Gregoriana . Vengo però incastrato per andare immediatamente a casa degli amici a vedere comecavolosicollegaibookg4adinternet. Me la sbrigo in un ora senza successo ma con appuntamento per le ore 12:15 sotto casa nostra. Aggiungo bancomat, benzina alla macchina e caccia al tesoro per la powershot che da una settimana si è data alla macchia. Si era nascosta in macchina. In carica. Si parte e seguiamo noi. Non so per voi, ma seguire gli amici è un altra avventura perchè in genere o non sanno dove vanno o vogliono fare quella strada tanto carina e diversa dal solito. Solo che spesso le due cose si mischiano e si finisce per sentieri assurdi senza meta. Però alla fine arriviamo alla meta che non è Villa Gregoriana ma quel bel agriturismo trovato su internet poco prima di uscire (dall'altra famiglia). Anna è tesa. Odia gli agriturismo. Bhè effettivamente arriviamo in una specie di casale ristrutturato (nel senso che gli hanno fatto un piano abusivo). L'agriturismo è gestito da tre artisti di cui uno greco e gli altri non si sà. Il sentiero per raggiungere il casale dal parcheggio è un pullulare di statue snguinanti, pannelli di ceramica e statue orride (nel senso del termine). In giro qualche cane rognoso, tre asinelli rinchiusi nel filo spinato che bevono da un bidone pieno d'acqua, un'altalena doppia attaccata ad un palo di legno marcio e sterpaglie ovunque. Sorpresa. Festa di prima comunione di un gruppo del luogo. Il meglio vestito ha la camicia ed i pantaloni di seta neri. Alla modica cifra di 18 euro per i bambini e di 20 euro per gli adulti arrivano in ordine, 8 antipasti (con roba grecofranceseitaliana) due primi, due secondi, controno (in-salata, nel senso che era tanto sale con due foglie verdi), grappino, amaro, caffè. Al secondo antipasto esco per riprendermi e becco uno dei figli dell'altra famiglia che correva nel recinto degli asinelli che lo inseguivano. Lo salvo. Ci liberiamo dopo due ore e mezza (la comunione era ancora al primo antipasto) e fuggiamo verso Villa Gregoriana. Arriviamo a mettà pomeriggio inoltrato e ci infiliamo nell'orrido dirupo tra cascate, salite e discese (quali?). Rischio l'infarto per la faticata. Foto, caccia ai figli che scompaiono ogni due minuti e pausa a fine sentiero nell'orrido bar dove sei costretto a passare per bere qualche cosa (e la bevi perchè sei morto). Saluti e baci e decidiamo di prendere la Roma L'Aquilna perchè si fà sicuramente prima. Solo che al casello, pieno zeppo di macchine diventano rossi, in ordine, semaforo a destra della mia fila e semaforo a sinistra. Alla fine diventa rosso anche il mio. Restiamo quindi bloccati per un'ora per fare 40 metri. Gran Finale al supermercato aperto di domenica (e nessuna donna rinuncierebbe ad andare al supermercato di domenica). Anna prova a spedirci tutti a casa così fa con calma. Ma la incastro e si va tutti assieme. Prendiamo naturalmente possesso del luogo con caccia ai figli e sovraquisto di cibarie per presenza mia e dei figli. Finalmente a casa. Ci credereste? Max giovedì, ottobre 06, 2005 PARLARE Fatto. Dopo 13 anni di lavoro ho mollato la struttura in cui lavoro. Bhè la cosa ha avuto una genesi di quasi tre anni, ma alla fine ce l'ho fatta. Non l'avrei mai creduto. Sono salito su, ai piani alti, dal mio capo, bhè non dal mio capo, io non avevo capi, diciamo dal padrone dell'azienda. La Business Unit che ho creato è stata visitata forse 8 volte in 13 anni dal capo. Dipendevo totalmente da lui ma in generale lavoravo come se non avessi capi. Però la subordinazione esisteva, decideva tutto lui, ma si fidava e mi lasciava fare. Il che non significa che fosse una figata, anzi. Certo di suo ha il fatto di lasciare un sacco di indipendenza e di liberare la mia "creatività" a mille. Ma dall'altro ero comunque una sua risorsa che comunque gestiva come voleva. Il che gli ha fatto guadagnare un sacco di soldini, a me le briciole. Non nel senso del "mensile" ma nel senso del panta rei che gli ho prodotto, in svariati ambiti. Ma in fondo sono io che ho accettato la cosa. Comunque ora ho detto basta. Mi sono seduto di fornte a lui, prima ho chiuso la porta. Mi sono seduto e gli ho detto. "Reggiti forte....me ne vado", fine.ehehehehehe Nuovi orizzonti, nuove prospettive. Ma che lavoro faccio? domenica, ottobre 02, 2005 VEDERE Bhè rieccomi, sono vivo. Serata pazzesca, almeno per me. Dopo secoli ho rivisto una puntata di ER medici in prima linea e ogni volta ci resto secco. Credo che sia il telefilm che in assoluto mi sconvolge di più. Sempre secco. Ricordo ancora come uno shock la morte di Romano con l'elicottero che gli cade sulla testa, pazzesco e nessuno se ne accorge. Muore Romano un mito. Oggi due puntate, la seconda da sturbo. Un tizio con cirrosi epatica che muore. Interpretato da Ray Liotta e quindi intera puntata dedicata a lui, dall'arrivo al pronto soccorso fino alla morte in solitudine senza parenti. Un colpo allo stomaco, un fiume di lacrime. Che coglione, piangere di fornte alla TV. giovedì, giugno 02, 2005 VEDERE Avevo solo 11 anni quando vidi per la prima volta Guerre Stellari, Rima Cinema Adriano e così il resto della prima trilogia. Sono uno di quelli che è cresciuto e che attendeva con ansia anno dopo anno che tornasse l'emozione della prima volta. Eravamo un gruppo di amici che insieme costruivamo le navi stellari, che imitavamo i personaggi. Oggi sono tornato a vedere il terzo capitolo del prologo della saga...e anche questa volta non ero solo, ero con i miei figli di 6 e 4 anni. Questo terzo capitolo è in assoluto quello più legato alla seconda trilogia, quella che vidi quando anche io ero un bambino. Che amozione. Vedere l'ascesa al lato oscuro di Anakin Skywalker è stato come regredire a quegli 11 anni quando con uno spirito diverso da quello di oggi, di padre ho visto i miei figli emozionarsi forse come me. Forse per i miei 39 anni questo è stato il film più bello della saga, quello che mi ha fatto tornare indietro alle mie emozioni da bambino e che mi ha fatto "ricordare" cose che col tempo vanno perdute. Vedere di nuovo sul finale il pianeta Tatooine con i due soli e con gli zii di Luke che guardano verso quel futuro che è stato il mio passato. Che emozione infinita. E che bello riscoprire la storia che Lucas aveva in mente. Peccato che non vedremo probabilmente mai il finale dei finali, la terza trilogia. Comunque suggerisco a tutti quei 40enni che come me si sono emozionati a vedere la prima saga (quella di mezzo) di andare a vedere quanto meno questo capitolo "finale" che è solo l'inizio del successivo. Bella la storia, le scenografie i costumi ed i personaggi. Bello vedere Padme, Obi Yoda. La mia memoria bambina. Max lunedì, marzo 28, 2005 AGIRE Diciamo che io e lo sport siamo due cose molto molto distanti. Come tutti i bambini ho cominciato da piccolo con estenuanti pomeriggi in piscina. Qui a Roma, coni, aniene etc.. in pratica ci vivevo. Ho odiato il nuoto. Non mi dimenticherò mai delle tragedie vissute con gli istruttori che ricordo cattivissimi. In pratica non accettavano un rifiuto, e se facevi qualche cosa di male, tipo attaccarti al bordo quando eri sfinito, ti stringevano i capelli nelle loro delicate manuzze e ti piazzavano sotto l'acqua per una buona manciata di secondi che tra stanchezza e paura finiva che ti bevevi mezzo litro di cloro. Si si ho odiato la piscina. Comunque a 38 anni suonati ho deciso di fare uno sport. Non so come volevo fare un arte marziale e ho passato un mese buono a cercare in rete. Allora le arti marziali sono un infinità, tante, ma tante e tutte che pare risalgano ad una stessa fonte. Comunque alla fine girando quà e là scopro il Kendo, la via della spada (ken = spada, do = via). In partica potrebbe definirsi la scheram giapponese ma è troppo riduttivo. In ogni caso ho cominciato a cercare una palestra (dojo) qui a Roma. Altra avventura. Dove c'era kendo la palestra era cambiata di gestione. Una tragedia. Alla fine becco il cellulare di un maestro 4° DAN (grado delle arti marziali) e mi iscrivo a questa palestra e da allora mi sembra di essere tornato indietro negli anni e dentro una specie di mondo virtuale. Innanzitutto ho ripreso contatto con cose che fossero al di fuori di casa, famiglia e lavoro e dal tran tran quotidiano. Vedremo. Gente simpatica e un pò stramba. C'è di tutto, compreso me. martedì, dicembre 28, 2004 CONVERSAZIONE lui: "Mamma mia che tragedia questa del maremoto", intanto mastica un pezzo di burguignon lei: "Già...", masticando. lui: "Se pensi che sono morte almeno 55.000 persone" lei: "Già...." lui: "Il TG1 ha dedicato 25 minuti a sta storia..." lei: "Già...." Lui: "La conosci la tragedia degli Hutu?" Lei: "Chi?" Lui: "In Uganda, per problemi razziali sono morti almeno 500mila individui, dieci volte tanto che per il maremoto, ma i TG non hanno dedicato che pochi minuti alla tragedia, certo che il doloro e le tragedie sono misurate solo in funzione dell'importanza che i mass media danno all'evento. Mi sento un pò manipolato, anche nei sentimenti, mi sembra quasi che non ragioniamo mai con la nostra testa, ma con la testa di chi fa gli editoriali..." Lei: "Mi passi un pezzo di pane fresco?, l'altro non mi piace....." venerdì, novembre 12, 2004 DELIRI La testa mi scoppia. Tutte le sere un mal di testa mi attanaglia la mente. Sarà stress o lavoro, o forse il fatto che ho la materia grigia sovraccarica. Mi sento come uno di quei pupazzetti della duracell che mentre tutti gli altri si fermano io continuo a camminare coi pensieri senza fermarmi a nulla. Vorrei cambiare lavoro, trovare o fare cose nuove. Magari le stesse che faccio ma per fatti miei. Quindi ho scritto una specie di Business Plan scaricando un software adeguato. Non so perchè ma ho sempre bisogno di un supporto software per fare qualunque cosa. Nel frattempo ho pensato bene di riprendere, non senza difficoltà, la scrittura creativa. Un romanzo. Tema, l’alchimia e la porta magica. Ma la frenesia mentale mi impedisce di fermarmi. Pensieri. Ma non nel senso negativo. Vorrei avere più ore senza dormire, come in una specie di Nightmare dei pensieri. Se dormi non puoi fare. Ma poi da sveglio non faccio. Il romanzo dovrebbe essere incentrato sulla figura di mio padre o quantomeno partire da lì. La stessa idea che a papaà, verso la fine, il cervello sia andato in tilt mi dà da pensare. Poi anche co sti PC , mp3, avi, divx, playstation, lettori dvd ipertecnologici, il concorso della settimana enigmistica che faccio da 14 settimane (ma non ho ancora vinto un cazzo), la tiroide che sembra impazzita, il padre di mia moglie che mi chiede di fare di continuo ricerche per il suo romanzo, tramite internet (da bravo cacciatore quale sono). Niente, non riesco a fermarmi. La rete un pò stressa. Anche Mati e Fede (figli) sono iperattivi e intorno a me tutti sembrano sempre correre. Campagna, vita bucolica un campo da coltivare, verdura, galline, uova, aria aperta. Invece no. Città attufata, roma, puzzolente di smog che sempre e dico sempre da la sensazione che lentamente ti stà uccidendo. Film, non riesco a smettere di affitare dvd da blockbuster e ne affitto troppi che poi dimentico di restituirli. Le sigarette mi bruciano la bocca e magari i polmoni. Magari poi sarà il marcio dei polmoni a fermarmi. Vedremo e sentiremo. La suora a scuola di Matilde sembra un pinguino. Veramente. Ogni suora sembra un personaggio da fumetti, o un animale, o uno dei sette nani. Quella che pensa a Federico sembra uno dei sette nani, giuro o forse no. Mia madre ha un nodulo alla tiroide, ha paura ma so che non è niente e che la cosa è circoscritta. Non rileggero nemmeno quello che sto scrivendo. Deliri. Domani devo presentare un metodo di raccolta dati per le sperimentazioni sugli esseri umani davanti ad un sacco di gente. La gente non mi fà più paura. Un tempo temevo l’autorità. Ma adesso no. Anzi mi sa che faccio paura io. Comunque stasera deliro e mi va di farlo. Grande Fratello, Isola dei famosi, ma chi è Marco Liorni? Che lavoro fa veramente. Ho rivisto per la decima volta La morte corre sul fiume. Quel film mi rappresenta. Un bianco e nero da antologia cinematografica. Domani ritiro la PS2 modificata. Da Block ho 15 giochi gratis. Duplico con DVDdecrypter e me li vedo lì. Perchè? Non lo so. Non vedo molto mia sorella, gioco con i figli. Paranoie e deliri stasera. Max martedì, ottobre 05, 2004 TEMPO 2 Bene, oramai è assodato. Non riesco più a raccontare le cose. 4 mesi????? Ma non è possibile. Nel frattempo è morto papà. Non l'ho mai conosciuto bene. Non l'ho particolarmente pianto, chissa magari in fondo in fondo c'è dentro qualche cosa che deve ancora uscire. 11 agosto 2004 dopo 9 giorni dal suo compleanno (che ricordo solo ora). Papà si è rotto la gamba, aveva il parkinson, anche un pò di arteriosclerosi e non è più riuscito ad alzarsi. Quindi destinato a spegnersi come una candela. Da Marzo fino all11 agosto. Ultimamente le tragedie capitano sempre il giorno 11. Magari è uno di quei numeri magici. Aspè che cerco. Allora, nella cabala il numero 11 è il numero della personalità. E papà ne aveva tanta. Con quella ci ha fregati tutti e forse anche se stesso. Ha rifiutato fino all'ultimo di accettare la sua condizione di malato. E anzi, ha assunto altre personalità. Si era trasformato in una specie di imprenditore ed ogni giorno ne aveva una nuova da raccontare. Con la testa che andava da un'altra parte. Le prime volte pensavo dicesse sul sero. "Massi", mi chiamava vicino a se, "Massi, devo dirti una cosa, vieni più vicino". Io mi avvicinavo e lui all'orecchio, guardandosi intorno per essere sicuro che nessuno lo sentiva. "Massi, ho costruito una barca". Mio padre che viveva in una macchina e che non aveva niente, aveva costruito una barca. AI cantieri Delta, alla foce del tevere, a Fiumicino. Ci sono stato a Fiumicino, ed ho incontrato Gianni, il tizio che aveva costruito la barca per papà. Almeno coì mi diceva. Ma Gianni si ricordava di papà, ma 50 anni prima, quando le barche mio padre le costruiva davvero. Che storia....magari ne faccio un libro.
domenica, maggio 23, 2004 TEMPO Se continuo così finisco con lo scrivere un post al mese e se non mi sbrigo uno ogni due. Non c'è tempo per niente. Sembra autunno. Fuori piove ininterrottamente da tre ore, con qualche tromba d'aria. Fà un freddo becchino e non pare proprio di stare a roma a fine maggio. Bhè come alcuni di voi sapranno sono ammogliato con prole (due figli) e come la maggior parte delle coppie (o quasi) siamo stati costretti a prendere in casa una persona per avere aiuto. Sia io che Anna lavoriamo e a 5 anni i bimbi non possono stare da soli. Uno degli argomenti regina a questo stadio della vita sono le donne di servizio, le colf o badanti (che nomi assurdi). Ovunque tu vada, chiunque tu incontri, per qualunque motivo, alla fine si finisce a parlare di donne di servizio. Ricordo ancora quando anni fà (parecchi) ero traumatizzato nel sentire miei amici sempre a parlare della propria colf, di quanto costa, di quanto dorme etc.. Piero Angela (o meglio il figlio) potrebbero fare un SuperMegaQuark dedicato all'universo delle donne di servizio. Comunque noi, non trovando di meglio abbiamo presi due al prezzo di uno. In pratica la casa è stata occupata da marito e moglie. Paese Sri Lanka (in cui sogno di andare da secoli). Molto english, gentili e disponibili ed inesauribilmente addormentati. Dopo una settimana che stavano da noi, ho beccato mia moglie appesa ad una scala che cercava inutilmente di riattaccare le tende. La tizia la guardava come incantata da sotto la scala, totalmente passiva ed il marito era in camera sua, sbragato sul letto a vedere la televisione. Sono noto per avere ogni tanto delle alterazioni psiconeurologiche con esibizione di artigli in acciaio stile X-man. Ora è passato un anno e raccontare questa esperienza richiederebbe un libro di almeno 900 pagine (tipo petalo cremisi). Ora sono andati via e siamo rientrati nella fase "come si fà a trovare la donna di servizio dei tuoi sogni...". Dopo decine e decine di colloqui (che meriterebbero un altro post) abbiamo trovato una peruviana con marito defunto e figlio a Lima che doveva ricostruirsi una vita. Convinto che le persone che hanno sofferto sono anche le più fidate, l'abbiamo presa, ed il giorno pattuito per entrare in casa non si è presentata. Altro universo è quello delle donne che cercano lavoro e che non si presentano se assunte. Comunque alla fine abbiamo ripiegato per il lungo orario, e abbiamo ripreso una delle prime tate di Federico, della Romania. Stazza 150 kg di dolcezza e bontà. Viene anche al mare con noi. Siamo salvi? giovedì, aprile 22, 2004 VISIONI Ho amato "Le jene" di Tarantino. Mi ha divertito la capacità di far passare la violenza come normale amministrazione. Tarantino è un pò della mia generazione e, a quanto pare, è cresciuto a film italiani, giapponesi e splatter americani. Un pò come me, almeno fino a 20 anni. Ho affittato Kill Bill Vol. 1, anche perchè venerdì esce il secondo e non vorrei trovarmi impreparato. Naturalmente mi è piaciuto molto, però il deja vu si spreca. Qui ho visto tanto ma tanto Dario Argento. E' incredibile quanto sia visto all'estero. Bhè la scena della pallottola che attraversa la cannza della pistola in macro al rallenty è assolutamente identica a Opera, spiccicata. Per non parlare di Uma che mentre vede entrare gli 88 scagnozzi nel locale, la ripresa in ravvicinato di lei che muove gli occhi nelle varie direzioni è assolutamente identica a David Hemmings che in Profondo Ross, mentre suona il piano, sente la paura dell'assassino che si avvicina. Poi naturalmente c'era parecchio Sergio Leone, e chissa se ha visto i fumetti di Pazienza. Per non parlare della bellissima serie di Storie di Fantasmi cinesi. Tarantino stà a Brian de Palma come il cinema degli anni 70 ad Alfred Hitchcok. Max |